Riporto ora un post, inviatomi da Michele Menzella, anni 17 che ogni Domenica presta servizio da Ministrante.
Cari fratelli,E' con grande orgoglio che scrivo il primo post! Questo spazio è dedicato a tutti coloro che sentono ardere nel proprio cuore una forza, quella forza che divampa, che ci fa riflettere sul percorso che la Chiesta Cattolica sta intraprendendo e che rende già visibili i primi risultati.E' ormai da qualche settimana che presto il mio servizio liturgico alla S. Messa Tradizionale, anche chiamata Messa Tridentina, e mi rendo conto che l'efficacia e la spiritualità che riesce a sprigionare tale Messa è a dir poco eccezzionale.Non poche sono state le critiche e i dissensi ma con la forza che il Signore Ci ha donato siamo riusciti a far valere le nostre ragioni, ma soprattutto le ragioni della Chiesa del Signore, senza mai demordere.La Messa Tridentina, definita dalla Chiesa "forma extraordinaria del rito romano", ha molteplici denominazioni tra cui troviamo: "rito antico", "rito tradizionale", "messa romana classica" o "messa di San Pio V". E' detta anche "Messa in latino", ma inappropriatamente, dato che anche la liturgia successiva alla riforma del 1969 può essere celebrata in tale lingua.Meno comunemente, ma in modo più colto, è definita "Vetus Ordo Missae".Nonostante la promulgazione del nuovo messale nel 1969, il rito tridentino non fu mai ufficialmente abrogato: riservato, dopo la riforma liturgica, solo ad alcuni sacerdoti anziani e ai presbiteri residenti in Inghilterra e Galles, dal 1984 papa Giovanni Paolo II ne concesse una più diffusa celebrazione previo assenso dei vescovi locali e nel 2007 papa Benedetto XVI con il "motu proprio Summorum Pontificum" ha esteso il diritto di celebrarla a qualsiasi sacerdote.Tale celebrazione fa notare subito delle differenze con quelle del rito di Paolo VI, infatti, il celebrante si trova con le spalle rivolte verso il popolo. Questa posizione sta ad indicare il rispetto nei confronti di Dio e l'unione del sacerdote nei confronti del Santissimo.Ciò che subito ho notato durante la mia prima celebrazione è stata la costante penitenza che il sacerdote fa e l'incessante richiesta del perdono dei peccati;ad esempio la formula: "Domine non sum dignus" ripetuto tre volte rende l'idea di tale sacrificio.La liturgia, fonte di vita per il credente, tocca l'apice durante la consacrazione. Il silenzio regna sovrano contrastato dal grido di preghiera che risuona nei cuori di coloro che partecipano.Ma un pensiero affligge il mio cuore...il pensiero che ogni giorno qualche sacerdote possa distruggere la liturgia con pseudo-pastorali e con canti strumentalizzati che donano un atmosfera paragonabile a quella di una discoteca mi percuote.
Preghiamo affinchè le cose cambino, la Sua Grazia, farà il resto...
in Xto e Maria
Michele Menzella
martedì 23 marzo 2010
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