domenica 18 aprile 2010

La bellezza della liturgia


Pubblico la prima di una serie di note scritte da mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, circa alcuni aspetti importanti della liturgia, aspetti che dovrebbero farci riflettere e capire che a tutto c'è un senso e una ragione.

LA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO:
La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul palmo della mano. La storia della liturgia evidenzia, tuttavia, anche il processo, iniziato abbastanza presto, di trasformazione di tale prassi. Sin dall’epoca dei Padri, nasce e si consolida una tendenza a restringere sempre più la distribuzione della Comunione sulla mano e a favorire quella sulla lingua. Il motivo di questa preferenza è duplice: da una parte, evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici; dall’altra, favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento.

All’uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua fa riferimento anche san Tommaso d’Aquino, il quale afferma che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l’Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che «non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae, III, 82, 3).

Lungo i secoli, la Chiesa ha sempre cercato di caratterizzare il momento della Comunione con sacralità e somma dignità, sforzandosi costantemente di sviluppare nel modo migliore gesti esterni che favorissero la comprensione del grande mistero sacramentale. Nel suo premuroso amore pastorale, la Chiesa contribuisce a che i fedeli possano ricevere l’Eucaristia con le dovute disposizioni, tra le quali figura il comprendere e considerare interiormente la presenza reale di Colui che si va a ricevere (cf. Catechismo di san Pio X, nn. 628 e 636). Tra i segni di devozione propri ai comunicandi, la Chiesa d’Occidente ha stabilito anche lo stare in ginocchio. Una celebre espressione di sant’Agostino, ripresa al n. 66 della Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, insegna: «Nessuno mangi quella carne [il Corpo eucaristico], se prima non l’ha adorata. Peccheremmo se non l’adorassimo» (Enarrationes in Psalmos, 98,9). Stare in ginocchio indica e favorisce questa necessaria adorazione previa alla ricezione di Cristo eucaristico.

In questa prospettiva, l’allora cardinale Ratzinger aveva assicurato che «la Comunione raggiunge la sua profondità solo quando è sostenuta e compresa dall’adorazione» (Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo 2001, p. 86). Per questo, egli riteneva che «la pratica di inginocchiarsi per la santa Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate» (cit. nella Lettera This Congregation della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 1° luglio 2002: EV 21, n. 666).

Giovanni Paolo II nella sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia, ha scritto al n. 61:

«Dando all’Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo “tesoro”. [...] Non c’è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché “in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza”».

In continuità con l’insegnamento del suo Predecessore, a partire dalla solennità del Corpus Domini del 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato a distribuire ai fedeli il Corpo del Signore, direttamente sulla lingua e stando inginocchiati.

Mons. Guido Marini


sabato 17 aprile 2010

Annus Sacerdotalis

A volte rifletto e sono pienamente convinto, che questo Papa sia stato veramente un dono dello Spirito, grande intuizione quella del pontefice di indire l'anno sacerdotale, proprio in questi giorni, dove molti presbiteri, indegnamente e a volte nient'affatto, ricoprono il prioprio ruolo sacerdotale. Purtroppo siamo abituati a pensare al presbitero come un operatore sociale, dimenticando che il suo compito primario è quello di celebrare l'Eucarestia, è bello pensare al sacerdote come un Ater Christus! Egli deve annunciare Cristo ed andare controcorrente, deve testimoniare in prima persona quell'amore eterno e sempre fecondo, però purtroppo in molti casi siamo abituati nelle stesse chiese a non sentir più parlare di Cristo dagli stessi sacerdoti, se non nei 45 minuti di una messa sciatta, anzi siamo abituati a parlare delle nuove scarpe del viceparroco,della Bmw che si è appena comprato, degli abiti all'ultima moda, dei nuovi pc portatili ultima generazione dove il sacerdote potrà scaricare films in maniera illegale, canzoni di lady Gaga, giochi per la playstation etc etc etc etc etc...!! Questo è ciò che vediamo, che purtroppo siamo costretti a sopportare!! Non ci rimane che pregare, l'unica vera arma ormai è la preghiera e lo studio, il pensiero teologico, che mai moriranno!
Ora pubblico 3 importanti video prodotti dalla Congregazione per il Clero, molto belli, sulla figura del sacerdote, riflettiamoci sopra...!!